Residenza d’artista

Scopri le 10 artiste selezionate per i 70 anni della Luxury Winery Bortolomiol

Più di 300 candidature ricevute da più di 20 paesi:
tra le 10 finaliste si sceglierà la vincitrice della prima residenza d’artista nel Parco della Filandetta

1. Susken Rosenthal (Germania)

Una riflessione in chiave estetica sul ruolo delle donne nel mondo del lavoro

Alcune proposte saltano all’occhio per la loro capacità di carpire la storia del luogo dove si svolgerà la residenza d’artista (il parco della Filandetta, della famiglia Bortolomiol, nel cuore del Valdobbiadene) unendola ad una riflessione potente sul ruolo della donna nella storia economica.

Ed è così che la nostra attenzione è stata conquistata da Susken Rosenthal, nata a StuttGart, in Germania, land artist che ci ha conquistati con un concept che unisce potenza formale e critica sociale: lavorando con i materiali naturali del parco (rami, canne, pietre), vorrebbe dare forma ad una voluminosa scultura lignea, che nel suo dinamismo evochi il processo di filatura della seta: lavoro duro, che in passato ha visto la necessità dell’apporto femminile, della pazienza femminile e della precisione, che raramente venivano ricambiati da un’equa ridistribuzione del potere decisionale e del reddito.
Bortolomiol ha ristrutturato un’antica filanda, simbolo della storia industriale: non è sfuggito all’artista il legame tra l’industria e la competenza femminile, che si riverbera nella storia e nel management dell’azienda.

2. Quynh Lam (Vietnam)

Ecologia, femminismo e ricerca archivistica per una poetica della memoria

Mentre l’atmosfera si scalda di proposte artistiche raffinatissime ed emozionanti, continuiamo a raccontarvi qualcosa sulle finaliste della call for artists: il Sud-est asiatico non delude, con la proposta della fotografa e pittrice Quynh Lam, originaria del Vietnam.
Quynh lavora sull’intersezione di ecologia, femminismo e ricerca archivistica. La sua poetica si nutre di memoria, e la sua proposta (elegantissima) per Bortolomiol si basa sulla creazione di un gruppo di oggetti installativi che rielaborino la memoria del luogo a partire dalla raccolta di materiali e immagini “tradizionalmente associati al lavoro femminile” che sul luogo si trovano. L’artista procederà ad elaborare questi oggetti e a manipolarli attraverso il media del pigmento naturale, derivato dagli acini d’uva durante la lavorazione del vino. Un tocco leggero ma incisivo, un filtro nostalgico, che colleziona e ci restituisce in nuova chiave memorie del territorio.

3. Nantia Scordopoulou (Grecia)

Un nuovo giardino dell’eden, nel quale seppellire la disuguaglianza di genere

Dalla Grecia si alza una voce provocatoria di grande espressività, in risposta alla call Female land artist wanted che abbiamo creato per i 70 anni di Bortolomiol: Nantia Skordopoulou, artista che vive lavora ad Athene. Interpretando lo spazio del parco della Filandetta come un contemporaneo giardino dell’Eden, ipotizza di collocarvi, interrati, due volumi concavi (un prisma e un tetraedro), fatti di superficie specchiante.
L’opera vorrebbe evocare la sepoltura di Adamo ed Eva, attraverso la quale l’artista ci restituisce la metafora di un mondo di diseguaglianza di genere che viene sepolto, rinascendo in nuove esperienza di empowerment femminile, che trovano origine proprio nel parco della Filandetta.
Il suo invito a specchiarci e riflettere sul nostro passato, riporta l’attenzione, con un’estetica toccante e diretta, sul nostro presente: la provocazione diventa un gesto necessario, il paesaggio naturale del parco una scenografia insostituibile.

4. Carmela Cosco (Italia)

Una revisione iconografica di Vanitas e Wunderkammer

Più di 300 le candidature pervenute attraverso la call Female land artist wanted, che abbiamo creato per Bortolomiol: siamo grati per la ricchezza artistica che si è dispiegata dinnanzi ai nostri occhi.
La prima artista ad averci colpiti è stata Carmela Cosco: originaria di Catanzaro, operativa nel nord Italia e nell’Europa centrale, il fil rouge della sua ricerca è la coesistenza tra uomo e natura. Carmela si esprime esprime senza limitazioni di tecniche e materiali, il suo lavoro spazia tra scultura, installazione site-specific, performance e contaminazione mediatica.
Ci sorprende come le sue opere e azioni siano al contempo graffianti e sensuali, rivisitando alcuni archetipi cari alla nostra cultura umana (e naturale): ha rielaborato il tema della Vanitas, ad esempio, e quello della Wunderkammer.

5. Aya Yoshida (Giappone)

un progetto musicale evocativo, dal retrogusto alchemico

La call Female land artist wanted ha raggiunto anche il Giappone: nella varietà di candidature che ci hanno raggiunti in questi mesi, tra le più interessanti quella della compositrice Aya Yoshida, originaria di Kobe, che coglie l’invito di Bortolomiol a creare un’opera inedita per il parco della Filandetta, tra le colline del Valdobbiadene, ipotizzando di tessere un filo rosso, invisibile ma persistente, tra natura, processo di vinificazione e musica.
Il progetto dal retrogusto alchemico (anzi, dall’ “alchemica missione”, come ha dichiarato l’artista) è un “music paring”, che vuole mettere a sistema nella struttura della composizione musicale i suoni naturali del parco, e i suoni della vinificazione che avvengono a pochi metri di distanza dall’antica filanda, oggi cantina. Una musica contemporanea, con un forte evocazione organica, suonata con strumenti molto particolari, addirittura arcaici, provenienti da diverse tradizioni.

6. Inês Coelho da Silva (Portogallo)

L’impermaneza e il trascorrere del tempo nel materiale organico

Inês Coelho da Silva, di Santa Maria de Feria, Portogallo, è un’artista che ama i terreni liminali, esercitando sul confine tra arte installativa e performance. è infatti l’equilibrio che ci colpisce nelle sue produzioni delicate, aeree, che investigano lo scorrere del tempo attraverso il materiale -anche, spesso, organico-.
A dimostrazione di come il mondo dell’arte possa offrire spunti capaci di impattare su qualsiasi settore economico e produttivo, Inês propone per la call Female land artist wanted un’indagine sul tema dell’impermanenza, che mette al centro dell’installazione il processo di trasformazione dell’uva, investigandone i cambiamenti durante l’essiccazione.
Il materiale naturale dal quale nasce il vino diventa così metafora dell’essere umano…

7. Ingrid Ogenstedt (Germania)

Un approccio archeologico che parla delle pratiche umane di lavoro

Con un approccio archeologico, l’artista Ingrid Elsa Maria Ogenstedt porta alla luce “strutture nascoste, che potrebbero già esistere al di sotto della superficie”: trasformandole in forma visibile, investiga la sottile linea tra cultura e natura.
Attraverso la scelta dei materiali (presenti localmente) la natura entra nell’opera di Ingrid al 100%, e, usando tali elementi costruttivi, l’artista da’ forma anche al legame con la storia del lavoro, che si collega al tema della call for artistscreata per Bortolomiol.
Il processo di costruzione dell’opera come idea archeologica, porta ad un equilibrio tra “avere il controllo” e “perdere il controllo” dell’installazione e delle sue caratteristiche formali, lasciandosi guidare dalla natura stessa nel processo di assemblaggio: è qualcosa di magico e non del tutto prevedibile, il materiale prende vita e lavora con e contro l’artista.

8. Barbara Mydlak (Polonia)

Un’ode al paesaggio transitorio: 7 cancelli per simboleggiare il rinnovamento

“La storia, lo scopo e il terreno su cui si trova il vigneto di Bortolomiol mi hanno fatto immaginare dei cancelli naturali per questo spazio specifico” dice Barbara Midlak, dalla Polonia, artista che utilizza materiali organici e che riflette profondamente sul tema del tempo e del suo passaggio: “ognuno di loro sarà unico e parlerà di una storia diversa. Cancelli di varie forme, tra gli alberi o sui sentieri stretti”.
Simbolo di transizione, trasformazione, rinnovamento e costruzione graduale di un nuovo mondo, i cancelli che l’artista ha immaginato sono fatti di piccoli rami, aghi di alberi, erba, steli secchi, foglie e fiori secchi, corde di materiale organico, terra.
Il progetto presuppone la creazione di 7 porte, realizzate nel Parco della Filandetta a Valdobiadene, parte dell’heritage d’impresa di Bortolomiol.

9. Julia Borovaya (Russia)

Un’artista sperimentale in equilibrio tra arte e scienza

Siamo colpiti da come il rinnovamento del linguaggio artistico, in Russia, sia trascinato dalle donne, e ci piace per questo presentarvi Julia Borovaya, artista sperimentale, e creatrice di un suo “science/art” laboratory a Rostov!
Julia è diventata famosa nel suo paese grazie a questa performance, nella quale corpo umano e corpo naturale (in questo caso un corpo rarefatto, chimico, gassoso) interagiscono sotto agli occhi dei visitatori, dando vita ad esperienze inaspettate di performance. Il suo laboratorio, tutto da esplorare: www.borovaya.net

10. Laura Santamaria (Italia)

La superficie terrosa e la materia, senza bisogno di ulteriore medium

Il fenomeno naturale è al centro della ricerca di Laura Santamaria: incrociando media materici e digitali l’artista lo restituisce ai visitatori in chiave intensificata, giocando con il tema del volume e dell’ingrandimento, concentrandosi sulla superficie e sull’espressione del materiale.
La terra, salina e metallica, che preziosa campeggia nelle sue installazioni artistiche, ci richiama all’origine (la nostra origine, e quella dell’universo) qualificandosi come elemento che traduce l’essenza femminile -e richiamando così il prezioso terreno del Valdobbiadene-.